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Metodo di ricerca ed analisi adottato

Il medoto di ricerca ed analisi adottato è riportato su
www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com
Vds. post in data 30 dicembre 2009 seguento il percorso:
Nota 1 - L'approccio concettuale alla ricerca. Il metodo adottato
Nota 2 - La parametrazione delle Capacità dello Stato
Nota 3 - Il Rapporto tra i fattori di squilibrio e le capacità delloStato
Nota 4 - Il Metodo di calcolo adottato

Per gli altri continenti si rifà riferimento al medesimo blog www.coltrinariatlanteamerica.blogspot.com per la spiegazione del metodo di ricerca.

Ricerche e Tesi di Laurea e di Dottorato

L'utilizzo dei dati di questo blog può essere più proficuo tenendo presente il volume di M. Coltrinari, L. Coltrinari, La Ricostruzione e lo studio di un avvenimento militare, Roma, edizione nuovacultura, 2009, nelle parti:
Capitolo II, b. La tecnica procedurale
Capitolo IV, a. La documetazione a Corredo
Alegato. Schema per una tesi di Laurea o di dottorato
a. L'attività concettuale
b. L'attività gestionale
c. L'attività esecutiva
(ulteriori informazioni scrivere alla email ricerca23@libero.it, )
Il volume è disponibile in tutte lelibrerie e presso la Casa Editrice, Nuova Cultura, al sito www.nuovacultura.it

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lunedì 20 ottobre 2025

Sergio Benedetto Sabetta. Tra propraganda ed etica, tra tirannide e democraqzia

 


 

            La fine della storia è una narrazione tipica delle potenze dominanti che dicono alle province del loro impero non esservi altra storia, a queste viene lasciata l’economia quale area su cui impegnarsi con un doppio beneficio sia per le province che per il cuore dell’impero, al potere ci penserà il centro dell’impero al cui modello, viene raccontato, tutti anelano conformarsi, in questo vi è la fine della storia.

            Un racconto che sostanzialmente si è ripetuto nei secoli, per giungere all’’800 e ‘900 tanto negli imperi coloniali inglese e francese che nel socialismo reale, in cui vi era un fine escatologico identico ad una religione della lotta di classe di cui l’URSS era la terra promessa.

            Con la fine della storia si riteneva che se tutti i popoli fossero stati liberi avrebbero voluto essere come noi, con istituzioni democratiche e libertarie, salvo accorgersi che nelle differenze culturali tale idea non era vera, d'altronde i popoli per l’Occidente risultano essere una creazione prevalentemente legislativa,  frutto della Rivoluzione francese che nel creare il cittadino, ripescando la tradizione romana, ne ha incanalato la natura violenta e aggressiva, riducendo il tutto come fine della storia.

            Se nel momento del recupero della realtà, a seguito delle difficoltà USA e della loro richiesta di impegno finanziario, di uomini e di mezzi all’Europa, superando il racconto propagandistico e gli slogan irrazionali con cui agisce la propaganda, tuttavia vi è il tentativo da parte delle potenze emergenti di sostituire gli USA nel racconto sulla fine della storia, ponendosi come elemento ultimo.

            Se i leaders non sono che il prodotto dei popoli, i tecnici in politica permettono la loro de responsabilità in caso di fallimento, l’Io quale frammentazione del tutto vine riunito nell’irrazionale, la cui semplificazione è lo slogan.

            Nel pensiero antico dai greci in avanti la normalità era la guerra, la pace era intesa quale tregua, questo in quanto solo dal dinamismo prodotto della violenza umana organizzata nascono tutte le cose (Machiavelli, Hegel).

            Dalle macerie della Guerra dei Trent’anni (Pace di Westfalia), nasce il diritto internazionale con il riconoscimento reciproco tra Stati, comprese grandi potenze e piccoli stati, un’idea già anticipata da Grozio nel ricomporre il dissidio tra pensiero ed azione nel 1625, ma solo con Bentham nel 1789 si ha la sua teorizzazione con la proposta del disarmo, della rinuncia alle colonie, l’istituzione di un Tribunale internazionale e la rinuncia alla diplomazia segreta, elementi ripresi nei 14 punti di Wilson del gennaio 1918 attraverso il Decreto sulla Pace dei Soviet del novembre 1917.

            Già in Platone le istituzioni sono considerate quale fattore di riduzione della conflittualità, dove la politica governa la tecnica ossia il fare, rapporto completamente ribaltato nel presente, negli antichi l’etica e la politica coincidono nella collettività secondo natura, tanto che Aristotele ritiene venire la collettività prima dell’individuo.

            Nel Seicento nasce lo Stato legale (Hobbes), per cui si immagina che gli uomini cedano volontariamente parte della propria libertà allo Stato per una possibile convivenza negata dalle lotte dello stato di natura, sciogliendo in tal modo il rapporto tra etica (giustizia) e politica degli antichi. La politica viene così a seguire solo la legge, si ottiene lo Stato assoluto entrando nell’età dell’assolutismo, fino alla Rivoluzione francese dove nasce il cittadino e l’uguaglianza.

            Hegel osserva che con l’aumentare quantitativo di un fenomeno si ha una modifica del paesaggio, ossia qualitativa, tanto che Marx ne deduce relativamente alla moneta che con il suo aumentare questa diventa progressivamente un fine ultimo a se stesso teso all’accumulo, diventa il mondo. Lo stesso accade attualmente con la tecnica la quale ha creato un mondo dove, nel dovere correre più velocemente della razionalità umana, si piega l’uomo alla tecnica stessa seguendo il principio dell’efficienza totale.

            La politica non è più in grado di governare la tecnica viene quindi meno la stessa etica, nel principio di efficienza propria della tecnica la politica passa all’economia che decide, ma questa è solo una efficienza priva di un senso, non riuscendo a controllarne gli effetti la tecnica diene fine a se stessa, nell’estrema difficoltà di una decisione essendo la società troppo complessa si procede per slogan, si passa in tal modo al populismo. L’abbattimento della cultura è funzionale al populismo favorendo la manipolazione dell’opinione pubblica e quindi della democrazia, dobbiamo tuttavia tenere presente che nel mondo solo il 20% sono democrazie, una minoranza.

            Proprio perché impero ogni impero ha una propria cultura, su questa premessa gli USA si sono accorti dei limiti nella proposta al mondo del proprio modello che viene rigettato in molte aree del globo, d’altronde sono, secondo la geopolitica, le caratteristiche culturali di ciascuna comunità che creano specifiche istituzioni. In contrasto con i precetti della filosofia politica per la quale sono le istituzioni e i partiti politici che danno le caratteristiche, circostanza che fa ritenere possibile prevederne le evoluzioni, il concetto platonico delle idee quali fondamento, emerge chiara l’idea che gli imperi hanno sempre bisogno dell’ideologia quale cemento culturale.

            Attualmente nelle democrazie, in presenza della separazione tra esercizio della sovranità e governo, vi è il problema del consenso in quanto, una volta superata la competizione elettorale, vi è la necessità di ascoltare le minoranze in una post-competizione realizzando tre “C”: coordinamento; collaborazione; cooperazione; attualmente al consenso viene a mancare la cooperazione.

            Partendo dalle premesse che vi è un potenziale contrasto tra l’Io e la specie, in cui vi è un perenne conflitto tra egoisti e altruisti, sorge il problema della libertà confusa con l’indeterminatezza, ma per ridurre la conflittualità occorrono valori, leggi, educazioni, comandamenti, istituzioni. Se negli animali vi sono istinti quali risposte rigide agli stimoli, in una mancanza di libertà, negli esseri umani vi sono pulsioni che devono essere controllate e dirette, necessita una educazione.

            I greci non credevano nella libertà ma nel destino ad ognuno assegnato, la libertà da noi affermata comporta responsabilità, da cui consegue la punibilità, ma anche una visione positiva del futuro. La tecnica nel creare una distinzione tra vita pubblica e vita privata ha creato anche una identità sociale, frutto dell’interiorizzazione dell’inconscio tecnologico.

            Ogni generazione ha impresso un trauma generazionale, partendo dalla Grande Guerra si ha le generazione perduta, a cui segue nelle dittature la generazione silenziosa, nella ricostruzione del dopoguerra in cerca di sicurezza la generazione del baby boeme, nel dopo ’68 nello scetticismo e ricerca di protezione con il fai da te la generazione X, a cavallo dei millenni vi è la ricerca di un senso da parte della generazione dei millennials, all’inizio del nuovo millennio nella generazione Z nasce la ricerca della visibilità attraverso la rete in un’ansia da fragilità psicologica, l’attuale generazione Alfa vede nella tecnologia una estensione della propria identità, infine si prevede per la futura generazione Beta una totale identificazione con la macchina, ossia un elemento esecutivo della tecnica, dove il sistema ne sfrutta la fragilità sia per l’economia che per la politica, una generazione completamente assorbita e appiattita sulla tecnica.

            Già Papa Giovanni XXIII con l’Enciclica Pacem in Terris aveva sottolineato che la tecnica impone un cambio del pensiero e delle ideologie, principio già a sua volta sottolineato nel Congresso del 1959 in Germania dai Socialisti tedeschi con un documento nel quale si chiedeva  un cambiamento dei parametri di pensiero, ponendo la tecnica a rischio l’umanità.  

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