| Oggetto Newsletter : Crisi Libia, decreto anti-terrorismo, Grecia | |
| Newsletter n° 365 , 23 febbraio 2015 | |
La Libia allo sbando intimorisce l'Italia.
Riuscirà il nuovo decreto governativo a prevenire e
contenere le minacce terroristiche?
A rischio ci sono anche interessi energetici.
sul destino dei nostri approvvigionamenti?
E come scegliere tra operazione militare e soluzione politica?
dall'Istituto Affari Internazionali.
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lunedì 23 febbraio 2015
Ricerca Parametrale. Notizie del 23 febbraio 2015
sabato 21 febbraio 2015
Ricerca Parametrale. Notizie del 17 febbraio 2015
| Oggetto Newsletter : Crisi libica, cessate-il-fuoco in Ucraina, Swissleaks | |
| Newsletter n° 364 , 17 febbraio 2015 | |
Libia e Ucraina: è duplice il fronte di crisi che
l'Unione europea si trova a dover affrontare ai suoi confini.
L'Italia è preoccupata soprattutto dalle milizie jihadiste
che minacciano di avanzare verso il nostro paese.
Mentre pensa a un eventuale intervento,
Renzi chiama il presidente egiziano Al-Sisi.
Ma quali sono le alleanze da stringere?
E sappiamo che cosa andare a fare, con chi e come?
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venerdì 13 febbraio 2015
Ricerca Parametrale. Notizie 11 febbario 2015
| Oggetto Newsletter : Crisi ucraina, Finmeccanica, Medio Oriente | |
| Newsletter n° 363 , 11 febbraio 2015 | |
Le trattative di Minsk sulla crisi ucraina sono un banco
di prova per l'Unione europea che è anche chiamata
a interrogarsi sulle sue politiche di sicurezza comune.
Che risposta bisogna dare alle minacce esterne?
Per combattere il terrorismo si può restringere la
libertà di movimento all'interno dell'area Schengen?
Intanto in Medio Oriente si profilano nuovi scenari,
mentre l'Egitto si prepara al voto di marzo.
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giovedì 5 febbraio 2015
Ricerca Parametrale: Notizie. 4 febbraio 2015
| Oggetto Newsletter : Incontro Tsipras-Renzi, Yemen, Politica estera italiana | |
| Newsletter n° 362 , 4 febbraio 2015 | |
Il tour anti-austerità di Alexis Tsipras parte da Roma,
dove ieri il leader di Syriza ha incontrato Matteo Renzi.
Alla ricerca di alleati per isolare Angela Merkel,
che cosa ha raccolto il nuovo premier greco nel nostro paese?
In Europa intanto, tiene banco il dibattito sulla
lotta contro il terrorismo. Fino a che punto può spingersi
l'Italia per contribuire a questa battaglia?
La Farnesina sta pensando a un nuovo interventismo umanitario?
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mercoledì 28 gennaio 2015
Notizie per la Ricerca Parametrale n. 361 27 gennaio 2015
| Oggetto Newsletter : Elezioni greche, trono saudita, pagamento riscatto | |
| Newsletter n° 361 , 27 gennaio 2015 | |
C'è davvero all'orizzonte un nuovo corso per l'Unione europea,
dopo la vittoria di Syriza alle elezioni greche?
Mentre Tsipras brandisce l'arma della rinegoziazione
del debito, tengono banco le fibrillazioni per la tenuta della zona euro.
Cambio della guardia anche a Riyad:
dopo la morte di re Abdullah,
il travagliato trono d'Arabia Saudita tocca al fratellastro Salman.
Affari INternazionali:
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venerdì 23 gennaio 2015
Ricerca Parametrale. Notizie del 23 gennaio 2015
| Oggetto Newsletter : Dopo Charlie Hebdo, fra allarme sicurezza e derive razziste | |
| Newsletter n° 360 , 23 gennaio 2015 | |
L'attentato alla redazione di Charlie Hebdo ha lasciato
profonde ferite in Europa, aprendo un aspro dibattito
sullo scontro di civiltà e sul rispetto delle religioni altrui.
Anche le piazze mediorientali e le periferie europee
tornano a infiammarsi. E in Germania preoccupa
le mobilitazione xenofoba e anti-islamica del partito
Pegida. Intanto sulle nostre coste continuano
ad arrivare migranti. Con la Turchia a fare da crocevia.
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lunedì 19 gennaio 2015
Ricerca Parametrale Notizie del 19 Gennaio 2015
| Oggetto Newsletter : Terrorismo e sicurezza, Marò, guerra cibernetica | |
| Newsletter n° 359 , 19 gennaio 2015 | |
L'eco degli attentati in Francia ha acceso
il dibattito sul futuro del paese e sulla sicurezza europea.
Le minacce del terrorismo spostano il dibattito
sull'opportunità di modificare la gestione dello spazio
Schengen.
Bisogna ripristinare il controllo alle frontiere interne all'Unione?
Intanto la Corte Suprema indiana ha prorogato
di tre mesi la licenza a Massimiliano Latorre.
Soddisfazione a parte,
che strategia utilizziamo per risolvere il caso marò?
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mercoledì 14 gennaio 2015
Ricerca Parametrale. Notizie del 12 gennaio 2015
| Oggetto Newsletter : Charlie Hebdo, Elezioni in Grecia, Navi dalla Turchia | |
| Newsletter n° 358 , 12 gennaio 2015 | |
L'attentato alla redazione di Charlie Hebdo
ha sconvolto la Francia, scatenando un ampio
dibattito in tutta Europa sul modello di convivenza
pluralista che sembra in crisi.
Come difendere la libertà di espressione quando
questa diventa provocatoria e dissacrante?
Come combattere la repressione della libertà
di opinione a tutte le latitudini?
La crisi che stiamo vivendo è davvero un conflitto
di civiltà o tra religioni?
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Ricerca Parametrale Notizie del 22 Dicembre 2014
| Oggetto Newsletter : Disgelo Usa-Cuba, Torture Cia, Turchia | |
| Newsletter n° 356 , 22 dicembre 2014 | |
Dopo cinquant'anni di tensioni, Stati Uniti
e Cuba tornano a dialogare. Questo successo
diplomatico si deve anche al Vaticano e al poker
di negoziatori messo in tavola da Papa Francesco.
A Washington continua a fare discutere il rapporto
del Senato sul ricorso alla tortura. Obama, anatra
zoppa dopo le elezioni di midterm, esce rinforzato da
entrambi i dossier?
Nel nostro speciale, Palestina quale stato?, diversi esperti si confrontano sul tema. Auguri di Buone Feste dalla redazione di AffarInternazionali! | |
Ricerca Parametrale Notizie del 7 gennaio 2015
| Oggetto Newsletter : Agenda 2015, Semestre italiano Ue, Grecia | |
| Newsletter n° 357 , 7 gennaio 2014 | |
Il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell'Ue
è volto al termine. Mentre l'Unione è preoccupata
dall'evoluzione delle vicende greche, che bilancio
possiamo tracciare di questi sei mesi?
Dall'Ucraina allo "stato islamico": nel 2015,
le crisi irrisolte del 2014 rischiano di acuirsi.
Quali sono i dossier e gli appuntamenti da seguire nel prossimo anno?
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venerdì 9 gennaio 2015
Ricerca Parametrale: Notizie del 15 Dicembre 2014
| Oggetto Newsletter : Corte Ue sui precari italiani, Stato di Palestina, F35 | |
| Newsletter n° 355 , 15 dicembre 2014 | |
La Corte di giustizia europea bacchetta l'Italia
sugli insegnanti precari e il Tribunale del lavoro di
Torino richiede il primo risarcimento.
Quanti seguiranno l'esempio?
Mentre il Giappone torna anticipatamente
alle urne e il prezzo del petrolio continua
a scendere, sia in Medio Oriente che in
Europa continua il dibattito sul riconoscimento dello stato di Palestina.
Nel nostro speciale, Palestina quale stato?,
diversi esperti si confrontano sul tema.
Inoltre, lo IAI organizza una conferenza | |
domenica 21 dicembre 2014
Ricerca parametrale. Notizie del 9 dicembre 2014
| Oggetto Newsletter : Libia, Forze Armate, Immigrazione | |
| Newsletter n° 354 , 9 dicembre 2014 | |
Oggi le diverse anime libiche provano a tornare al tavolo
negoziale. C'è chi vuole la Libia frammentata e chi, come l'Italia
e l'Onu, la vuole unita. La soluzione verrà dalla diplomazia o dalle armi?
In Europa, mentre si pensa a come gestire i flussi migratori
provenienti dall'Africa, un vento di novità sembra
essere arrivato dal nuovo pacchetto di investimenti lanciato da Juncker.
Le grandi aspettative nutrite per i 315 miliardi di euro
destinanti agli investimenti rischiano di essere disattese?
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mercoledì 3 dicembre 2014
Ricerca Parametrale. Notizie 3 dicembre 2014
| Oggetto Newsletter : Stato di Palestina, UK e immigrazione, Putin chiude South Stream | |
| Newsletter n° 353 , 3 dicembre 2014 | |
Dopo Svezia, Gran Bretagna e Spagna,
anche la Francia vota sul riconoscimento dello stato palestinese.
E l'Italia? Per ora tre mozioni parlamentari aspettano di essere
calendarizzate.
Intanto Cameron chiede a Bruxelles l'adozione di misure
efficaci per contrastare l'arrivo di nuovi immigrati.
Londra accorcia i tempi dei negoziati con l'Ue?
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Ricerca Parametrale. Notizie n. 251 del 20 novembre 2014
| Oggetto Newsletter : Accordo sul nucleare, Diritti LGBTI, Califfato | |
| Newsletter n° 351 , 20 novembre 2014 | |
I negoziati sul nucleare fra Iran e 5+1 sembrano andare per le lunghe.
Il massimo che possiamo attenderci è il rinvio ai tempi supplementari?
Il Medio Oriente continua a essere scosso dall'avanzata dell'autoproclamatosi
"stato islamico". Anche l'Egitto,
il cui presidente si appresta ad atterrare in Italia, si sente sempre più minacciato.
Intanto in Italia la Corte Costituzionale ha praticamente aperto
una via per il riconoscimento di un'istanza di risarcimento
alle vittime delle stragi naziste. Si potrebbe aprire uno scontro diplomatico con la Germania?
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Ricerca Parametrale. Ricerca Notizie 352 del 25 novembre 2014
| Oggetto Newsletter : Renzi scommette su Sisi, Euroscettici, Libia | |
| Newsletter n° 352 , 25 novembre 2014 | |
Secondo giorno della visita ufficiale del presidente egiziano
Al-Sisi in Italia. Renzi investe sul ruolo stabilizzatore del nuovo regime egiziano,
ma esistono anche forti controindicazioni.
Intanto la Libia non migliora, l'eroina scorreù
sulla via della seta e la Cina insiste sull'Africa
. In Europa è l'ora degli euroscettici: ma è forse molto rumore per nulla?
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martedì 18 novembre 2014
Ricerca parametrale. Notizie. N. 350. 17 novembre 2014
| Newsletter : Riscatti, Italia pivot energetico, Nato | |
| Newsletter n° 350 , 17 novembre 2014 | |
La crisi ucraina non accenna a spegnersi, facendo sorgere
interrogativi sul futuro energetico europeoù
e il ruolo della Nato come strumento di difesa collettiva.
L'Italia può assumere un ruolo di guida per un coordinamento
energetico fra Unione europea e Nord Africa?
E l'Alleanza Atlantica, dopo anni di missioni,
non rischia ora di passare in trincea?
Dopo la liberazione di Marco Vallisa, torna in auge ù
il dibattito sui riscatti. Pagare o non pagare,
questo il dilemma.
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Ricerca parametrale: Notizie. 12 novembre 2014. 349
| Oggetto Newsletter : Palestina, Iran, Investimenti cinesi in Italia | |
| Newsletter n° 349 , 12 novembre 2014 | |
Il vento di una nuova intifada soffia sempre più forte,
dopo un'escalation di violenze tra israeliani e palestinesi
osservata da vicino dall'Unione europea che fatica a trovare
il budget per la nuova operazione Triton. Ancora irrisolti
i nodi sul nucleare, ma la scadenza dell'accordo con l'Iran
si avvicina.
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lunedì 10 novembre 2014
Parametrazione. Ricerca di notizie
| Oggetto Newsletter : Lotta al Califfato, Egitto, Elezioni di Mid term | |
| Newsletter n° 347 , 28 ottobre 2014 | |
La guerra contro l'autoproclamatosi "stato islamico" continua.
Per rafforzare la nuova colazione dei volenterosi,
la Casa Bianca corteggia l'Egitto, sbloccando l'invio dei dieci
attesissimi Apache.
Ma contro quale Islam combatte l'Occidente?
E l'Europa, la cui politica estera è ormai nelle mani
di Federica Mogherini,
che ruolo potrà ritagliarsi in Medio Oriente?
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lunedì 27 ottobre 2014
Parametrazione. Ricerca Notizia
| Oggetto Newsletter : Tunisia, Brasile e Ucraina al voto; Costo sanzioni per Ue | |
| Newsletter n° 346 , 22 ottobre 2014 | |
Fine settimana ai seggi per ucraini, tunisini e brasiliani.
Mentre la Tunisia cerca di rispondere alla
polarizzazione con il consenso, il Brasile cerca
un presidente davvero innovatore.
E gli ucraini? Avranno davvero in mente
l'Europa facendo la fila davanti ai seggi?
E intanto gli europei contano quanto costano
le sanzioni alla Russia.
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Parametrazione: Ricerca Notizie
| Oggetto Newsletter : Vertice Asem, Leggi di stabilità, Ballottaggio in Brasile | |
| Newsletter n° 345 , 17 ottobre 2014 | |
Al vertice Asem che si conclude oggi a Milano,
l'Europa cerca un ruolo nel grande gioco asiatico.
A Bruxelles sono intanto arrivate le leggi di stabilità:
l'impianto di Renzi finirà nel mirino degli eurocrati?
L'atteggiamento della Commissione nei confronti dell'Italia cambierà?
Per sciogliere il dubbio bisognerà aspettare il 29 ottobre.
Juncker lavora al suo piano da 300 miliardi e la sua squadra
mostra qualche novità. Alcune riguardano proprio Federica Mogherini.
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Parametrazione: Ricerca notizie
| Oggetto Newsletter : Battaglia di Kobane, Ebola, Cittadinanza | |
| Newsletter n° 344 , 14 ottobre 2014 | |
Mentre la roccaforte curda Kobane sembra cadere
nelle mani dei jihadisti dell'autoproclamatosi Stato islamico,
la Turchia schiera le sue truppe al confine senza intervenire.
Erdoğan ha più paura di un eventuale successo curdo?
Per bloccare la tragedia che si sta consumando sul campo
si può intervenire anche senza le Nazioni Unite?
L'arrivo dell'Ebola in Europa porta l'Ue a istituire
una missione di emergenza. Serve una risposta
politica a questa epidemia?
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martedì 21 ottobre 2014
Parametrazione: ricerca notizie
| Oggetto Newsletter : Bce, Alleanza contro il Califfo, Elezioni in Brasile, Catalogna | |
| Newsletter n° 342 , 2 ottobre 2014 | |
La coalizione contro l'autoproclamatosi "stato islamico"
sta riportando Washington in Medio Oriente.
Ma Obama ha una chiara strategia politico-militare?
Mentre la Turchia pensa come entrare nella coalizione dei volenterosi,
il dibattito interno si sposta sulle scuole. Il velo non è più un tabù,
a essere vietati sono ora i tatuaggi.
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mercoledì 15 ottobre 2014
Parametrazione: Ricerca Notizie
| Oggetto Newsletter : Califfato, Negoziato sul nucleare, Crisi ucraina | |
| Newsletter n° 341 , 24 settembre 2014 | |
L'avanzata del Califfato complica l'accordo finale sul nucleare iraniano.
Quali sono i rischi di un eventuale fallimento del negoziato?
L'attività dei jihadisti si mostra anche in Egitto,
sconvolto da una serie di attentati. Mentre Sisi
cerca di ampliare il campo della lotta al terrorismo,
la nuova legge elettorale spiana la strada ai gattopardi di Mubarak.
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martedì 23 settembre 2014
Parametrazione. Ricerca Notizie
| Oggetto Newsletter : Regno dis-Unito, Coalizione anti-Is, Mare Nostrum | |
| Newsletter n° 340 , 17 settembre 2014 | |
Alla vigilia del referendum indipendentista della Scozia,
Affarinternazionali dedica uno Speciale alla Gran Bretagna.
Andiamo verso un Regno dis-Unito? Qualora Edimburgo divorziasse
da Londra, potrebbe trovare famiglia a Bruxelles?
E Obama, indaffarato a mettere insieme una nuova
coalizione di volenterosi contro il Califfato, che cosa riuscirà a concludere?
Quali sono i rischi della sua strategia?
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| Oggetto Newsletter : Mogherini Lady Pesc, Nato, nuovi terroristi, ostaggi, Ucraina | |
| Newsletter n° 337 , 2 settembre 2014 | |
La nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante
suscita commenti sulla politica italiana e sulla persona,
ma ricorda la necessità di affrontare grossi nodi istituzionali e politici.
Ne trattano Gramaglia, Darnis e Bonvicini.
Il prossimo Summit della Nato in Galles deve
rispondere alla doppia sfida ad Est e a Sud.
Il moltiplicarsi degli ostaggi nelle mani
dei terroristi obbliga a prendere una posizione comune
sulla questione dei riscatti: pagare oppure no?
Chi sono i nuovi terroristi reclutati in massa tra i cittadini
europei e americani?
L'Ucraina è in guerra: c'è ancora qualche spiraglio
per salvare la situazione?
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lunedì 22 settembre 2014
Ricerca Parametrale: NOTIZIE
| Oggetto Newsletter : Coalizione anti-IS, Relazioni transatlantiche, Ue, Bce | |
| Newsletter n° 339 , 12 settembre 2014 | |
Mentre il "Transatlantic Trends Survey 2014"
rivela che oltre la metà dei cittadini Usa non approva la sua politica estera,
Obama raccoglie adesioni per la nuova "coalizione dei volenterosi"
che dovrà annientare lo "Stato islamico".
L'Italia si impegna con gli Usa, ma oltre ad essere un'alleata volenterosa,
che contributo sarà capace di dare?
In Europa continuano le preoccupazioni economiche.
Da Milano, Draghi lancia l'ultima chiamata alla crescita.
La politica monetaria basterà a risollevare l'economia? E che ruolo potrà giocare la nuova Commissione annunciata da Juncker?
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Oggetto Newsletter : Vertice Nato, Libia,
'Cloni' di Renzi in Ue
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| Newsletter n° 338 , 9 settembre 2014 | |
Concluso il vertice Nato, l'Italia si prepara a fare parte
della coalizione che fronteggerà lo stato islamico.
Il califfato non è però l'unica preoccupazione proveniente
dal Medio Oriente, dove non si spegne la miccia innescata dalla crisi libica.
L'Ue riuscirà a mobilitare una diplomazia collettiva per evitare un'ulteriore escalation?
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martedì 16 settembre 2014
Ricerca parametrale. Notizie
| Oggetto Newsletter : Libia, Califfato islamico, Mar Nero, Difesa collettiva Ue | |
| Newsletter n° 335 , 27 agosto 2014 | |
Prosegue il conflitto in Siria ed Iraq, ma è necessario comprenderne
bene tutte le sfaccettature per intervenire in modo efficace. In Libia
la situazione peggiora e aumentano le pressioni sull'Italia: la Merkel, dopo Kiev,
potrebbe utilmente venire anche a sud. Nel frattempo l'Ue, a modo suo, prova a dotarsi di
strumenti minimi essenziali: una clausola di solidarietà e una nuova strategia marittima.
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Oggetto Newsletter : Ucraina, Libia, Iraq, Kuwait, Brics e Giappone | |
| Newsletter n° 334 , 20 agosto 2014 | |
Si riaprono tutti i conflitti nel mondo arabo con la prospettiva di nuovi
interventi americani ed europei. Tutto ciò potrà avere effetti negativi sulla crisi in Ucraina?
Ma i Brics lanciano la loro sfida al "sistema occidentale" e il Giappone cerca di diventare
una potenza normale
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Oggetto Newsletter : Libia in fiamme, Nomine nuovi commissari, Difesa | ||||||||
| Newsletter n° 332 , 1 agosto 2014 | ||||||||
Nel paese delle 1200 milizie è scoppiato un incendio che nessuno sembra in
grado di fermare. La comunità internazionale può fare ancora qualcosa in Libia?
Ieri i paesi dell'Ue hanno presentato i candidati alla Commissione, ma i portafogli
devono ancora essere assegnati. L'Italia punta tutto su Mogherini. Tattica rischiosa?
E Juncker potrà trasformare la Commissione in un collegio a geometria variabile?
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mercoledì 3 settembre 2014
Buona Lettura
Anno Accademico 2014-2015
Dopo la pausa estiva, riprendono le pubblicazioni dei post. Saranno messi anche quelli relativi a Luglio ed Agosto per completamento di archivio e non avere buchi per le ricerche, ma non saranno rinviati
A Tutti,
frequentatori, studenti e lettori un augurio di una felice ripresa e di un proficuo lavoro
(email geografia2013@libero.it)
martedì 1 luglio 2014
ISAG: un approfondimento.Le Zone Economica Speciali: una validà opportunità
Pietro StiloOpinioni & CommentiUn commento
Le Zes sono delle zone speciali (zone franche di seconda generazione) all’interno di un paese, dove grazie ad una finzione giuridica alcuni strumenti di politica commerciale, come ad esempio i dazi, vengono eliminati insieme ad altre imposte, come il taglio dell’Iva, e si riducono i requisiti burocratici necessari per fare impresa; tutto ciò nella speranza di attrarre nuove aziende e nuovi investimenti dall’estero, soprattutto IDE (investimenti diretti esteri), i quali hanno come caratteristica principale quella di essere investimenti a medio e lungo periodo e a basso grado di liquidità (quindi in linea teorica portatori di sviluppo e conoscenza), a differenza degli investimenti di portafoglio (investimenti esteri indiretti) che possono essere anche di breve periodo e quindi potenzialmente a solo carattere speculativo. In genere tale politica si applica a territori particolarmente depressi all’interno di uno Stato in modo da incentivarne lo sviluppo economico e sociale, oppure attorno a zone di confine o infrastrutture strategicamente importanti per l’economia (e non solo) di un paese, come ad esempio porti e aeroporti.
Dicevamo se è economicamente conveniente per un paese la loro creazione: la risposta a mio avviso è sì senza alcun tentennamento.
E’ dimostrato dall’esperienza, supportata a sua volta dai dati statistici ed economici, che le varie Free Zone in giro per il mondo (circa 2700 tra I e II tipo) danno risultati molto vantaggiosi: attrazione di investimenti esteri, creazione di posti di lavoro, maggiore competitività tra le aziende, scambio di nuova tecnologia e know how; di fatto, quindi, sviluppo economico e sociale dei territori che le ospitano. Benefici che superano di gran lunga i costi di una Zes: infatti per la sua realizzazione, oltre a un impegno di spesa da parte dello Stato e degli Enti locali, vanno supportate anche le perdite all’erario dovute agli incentivi previsti dalla legge costitutiva della Zes, ben poca cosa se si considera che riguardano si le aziende esistenti su quel territorio, ma riguardano soprattutto quelle di nuova costituzione che non rappresentano alcuna perdita rispetto agli esercizi precedenti, in quanto appunto, non esistendo, non versano alcuna quota alle casse pubbliche e magari la maggior parte di esse senza la nascita della zona speciale non sarebbe stata creata.
Negli ultimi anni a causa della crisi economico-finanziaria che ha visto coinvolti soprattutto i paesi di vecchia industrializzazione, in particolare quelli europei, la loro costituzione è stata spesso caldeggiata e richiesta nel vecchio continente. Nei paesi dell’UE sono già operative circa 70 Free Zone del I e II tipo (la differenza sta nell’essere zone franche o Zes, le prime hanno un regime più semplice che non si pone l’obiettivo dell’attrazione degli investimenti) alcune delle quali preesistenti all’entrate nell’Unione dei rispettivi paesi ospitanti. La loro creazione è sottoposta ad un rigido meccanismo comunitario che tende ad accertare che gli incentivi previsti dalla Free Zone non sia assimilabili ad aiuti di Stato (proibiti dalla legislazione Comunitaria) e ci siano veramente quelle condizioni necessarie per poter richiedere la nascita della Zes e cioè che quel territorio o zona sia in una condizione di forte disagio economico ed occupazionale. Il tutto deve essere preceduto da una legge nazionale che ne preveda la costituzione su proposta di un Ente locale ma anche di un singolo cittadino o di una persona giuridica.
In Ue un esempio di eccellenza può essere considerata l’Irlanda, tanto è vero che il 18 febbraio 2012 la delegazione cinese, presieduta dal vice presidente Xi Jinping, (divenuto il 15 novembre dello stesso anno nuovo leader della Repubblica Popolare Cinese), ha scelto soltanto l’Irlanda come unica tappa nell’area comunitaria proprio per visitare la prima “zona franca industriale di esportazione” realizzata al mondo, ossia la Shannon Free Trade Zone istituita nel 1959, la quale successivamente alla prima visita di un leader cinese, Jiang Zemin nel 1980, è servita da modello per il successo delle zone economiche speciali nella Cina meridionale, le quali hanno contribuito ad alimentare la riforma economico–commerciale cominciata proprio negli anni ’80. Le Free Zone cinesi rappresentano oggi, dunque, un esempio di eccellenza a livello globale e fungono da punto di riferimento e spunto per tutti quei paesi che vogliono realizzarle nel loro interno. Un altro esempio di eccellenza può essere considerata l’esperienza delle Zes in Polonia.
In Polonia le Zes attualmente attive sul territorio nazionale sono 14. Gli imprenditori che vi insediano la loro l’attività in esse possono ottenere aiuti pubblici consistenti e per poter beneficiare dell’esonero fiscale previsto dalla legge polacca il valore dell’investimento non può essere inferiore a € 100.000; sia l’investimento che i posti di lavoro creati devono essere mantenuti per almeno 5 anni per quanto riguarda le aziende di grandi dimensioni mentre per le PMI il vincolo è di 3 anni. Il motivo principale della creazione delle ZES era il fatto che la Polonia era economicamente come un paese in via di sviluppo, aveva quindi bisogno di capitali, tecnologie e infrastrutture per accorciare le distanze con i paesi maggiormente industrializzati. Istituite con la Legge del 20 ottobre 1994, le parole chiave contenute in esse sono: sviluppo, incremento e concorrenzialità, di fatto le parole chiave di tutte le Zes sparse nei cinque continenti. La loro durata inizialmente prevista fino al 2017 è stata prorogata dai Decreti governativi varati nell’estate del 2013 fino al 31 dicembre 2026 a conferma degli enormi vantaggi che rivestono per l’economia polacca.
Vantaggi importanti anche e soprattutto per coloro che investono nelle Zes polacche: se facciamo un’analisi di rischio paese viene fuori che la Polonia è un paese economicamente, finanziariamente e politicamente stabile (il premier Donald Tusk, eletto nel 2007, è stato riconfermato nel 2011) ha una popolazione di circa 38 533 789 abitanti, con un ISU (indice di sviluppo umano) pari a 0.821, dal 1999 è membro NATO e dal 2004 UE. La crescita del Pil è del 2% circa, la disoccupazione è del 10.1%, la percentuale di laureati in relazione alla popolazione nel 2011 era del 24% e gli accessi ad internet pari a 649 ogni 1000 abitanti. Un quadro quindi interessante e stabile a cui si affiancano le agevolazioni statali, i bassi costi di produzione e distribuzione, il facile l’accesso ai mercati europei, tutti incentivi fondamentali per chi investe. Inoltre l’imprenditore che decide di fare impresa nelle Zes polacche può usufruire di un lotto di terreno preparato per l’investimento a prezzi vantaggiosi, consulenza gratuita nell’adempimento di tutte le formalità burocratiche, esonero dall’imposta sugli immobili, sgravi per i dazi doganali (per i paesi extracomunitari), incentivi per l’assunzione di nuovo personale.
Alcune Zes si sono specializzate nell’attrazione di specifici investimenti di settore, ad esempio quella di Katowice nel comparto automobilistico, quella di Pomorze nel settore elettronico, attirando l’investimento anche di colossi multinazionali di importanza globale. Ogni Zes si gestisce autonomamente attraverso una sua autorità che prende le decisioni operative ed organizzative in ordine agli investimenti da realizzare e alle attività da incentivare. In questo contesto da segnalare anche la presenza a Varsavia dell’Agenzia per gli investimenti esteri che ha contabilizzato tra il 2005 e il 2012 un’attrazione di circa 170 miliardi di euro piazzando la Polonia al 3° posto per attrattività dopo Cina e Usa. La Polonia ha superato (anche grazie a questi strumenti) in maniera egregia gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha danneggiato l’economia mondiale negli ultimi anni. Una ricetta economica quindi vincente, in cui le Zes fanno la loro parte in maniera determinante.
A livello mondiale le circa 2700 Free Zone (di varie tipologie e denominazioni) sono sparse nei cinque continenti e contribuiscono a loro modo ad incentivare economicamente e socialmente i territori che le ospitano, come proprio l’esempio polacco ci dimostra. Sicuramente un limite all’interno dell’UE è costituito dal vincolo che gli incentivi erogati in una ZES non debbano configurarsi come aiuti di stato. Ciò dal punto di vista teorico riduce molto le possibilità concrete di azione, anche se come ad esempio è successo nel caso Alitalia la politica riesce in qualche modo a superare i vincoli burocratici imposti dall’UE e ciò che in teoria avrebbe dovuto essere un aiuto di stato nei non è stato considerato come tale e quindi è stato realizzato. Rimangono quindi ampi margini per la contrattazione di natura politica che rendono fattibili le ZES anche all’interno dell’Unione Europea. In conclusione, sarebbero un’esperienza valida e da incentivare anche nel nostro paese come strumento in più per poter risalire la china dopo anni di crisi economica e conseguente recessione, in modo da dare sviluppo soprattutto a zone particolarmente depresse del nostro territorio nazionale.
NOTE:
Pietro Stilo è dottorando di ricerca in "Scienze economiche e metodi quantitativi" presso l'Università di Messina.
Da un po di tempo nel lessico comune si è aggiunto un nuovo termine prima usato quasi esclusivamente da tecnici e studiosi di economia: Zes. L’acronimo Zes (Zone Economiche Speciali) sta diventando molto popolare grazie agli articoli di stampa che per diversi motivi ne parlano, anche con una certa frequenza. In effetti non è l’unico termine tecnico-economico che si sta diffondendo nell’uso comune; parole come spread, bund, rating, fino a qualche tempo prima appannaggio dei soli addetti ai lavori, sono entrati nel lessico giornaliero.
Ma cosa sono le Zone Economiche Speciali? E sono davvero così importanti e utili da chiederne con così tanta forza la loro creazione? Io ritengo di sì, ma andiamo per ordine.Le Zes sono delle zone speciali (zone franche di seconda generazione) all’interno di un paese, dove grazie ad una finzione giuridica alcuni strumenti di politica commerciale, come ad esempio i dazi, vengono eliminati insieme ad altre imposte, come il taglio dell’Iva, e si riducono i requisiti burocratici necessari per fare impresa; tutto ciò nella speranza di attrarre nuove aziende e nuovi investimenti dall’estero, soprattutto IDE (investimenti diretti esteri), i quali hanno come caratteristica principale quella di essere investimenti a medio e lungo periodo e a basso grado di liquidità (quindi in linea teorica portatori di sviluppo e conoscenza), a differenza degli investimenti di portafoglio (investimenti esteri indiretti) che possono essere anche di breve periodo e quindi potenzialmente a solo carattere speculativo. In genere tale politica si applica a territori particolarmente depressi all’interno di uno Stato in modo da incentivarne lo sviluppo economico e sociale, oppure attorno a zone di confine o infrastrutture strategicamente importanti per l’economia (e non solo) di un paese, come ad esempio porti e aeroporti.
Dicevamo se è economicamente conveniente per un paese la loro creazione: la risposta a mio avviso è sì senza alcun tentennamento.
E’ dimostrato dall’esperienza, supportata a sua volta dai dati statistici ed economici, che le varie Free Zone in giro per il mondo (circa 2700 tra I e II tipo) danno risultati molto vantaggiosi: attrazione di investimenti esteri, creazione di posti di lavoro, maggiore competitività tra le aziende, scambio di nuova tecnologia e know how; di fatto, quindi, sviluppo economico e sociale dei territori che le ospitano. Benefici che superano di gran lunga i costi di una Zes: infatti per la sua realizzazione, oltre a un impegno di spesa da parte dello Stato e degli Enti locali, vanno supportate anche le perdite all’erario dovute agli incentivi previsti dalla legge costitutiva della Zes, ben poca cosa se si considera che riguardano si le aziende esistenti su quel territorio, ma riguardano soprattutto quelle di nuova costituzione che non rappresentano alcuna perdita rispetto agli esercizi precedenti, in quanto appunto, non esistendo, non versano alcuna quota alle casse pubbliche e magari la maggior parte di esse senza la nascita della zona speciale non sarebbe stata creata.
Negli ultimi anni a causa della crisi economico-finanziaria che ha visto coinvolti soprattutto i paesi di vecchia industrializzazione, in particolare quelli europei, la loro costituzione è stata spesso caldeggiata e richiesta nel vecchio continente. Nei paesi dell’UE sono già operative circa 70 Free Zone del I e II tipo (la differenza sta nell’essere zone franche o Zes, le prime hanno un regime più semplice che non si pone l’obiettivo dell’attrazione degli investimenti) alcune delle quali preesistenti all’entrate nell’Unione dei rispettivi paesi ospitanti. La loro creazione è sottoposta ad un rigido meccanismo comunitario che tende ad accertare che gli incentivi previsti dalla Free Zone non sia assimilabili ad aiuti di Stato (proibiti dalla legislazione Comunitaria) e ci siano veramente quelle condizioni necessarie per poter richiedere la nascita della Zes e cioè che quel territorio o zona sia in una condizione di forte disagio economico ed occupazionale. Il tutto deve essere preceduto da una legge nazionale che ne preveda la costituzione su proposta di un Ente locale ma anche di un singolo cittadino o di una persona giuridica.
In Ue un esempio di eccellenza può essere considerata l’Irlanda, tanto è vero che il 18 febbraio 2012 la delegazione cinese, presieduta dal vice presidente Xi Jinping, (divenuto il 15 novembre dello stesso anno nuovo leader della Repubblica Popolare Cinese), ha scelto soltanto l’Irlanda come unica tappa nell’area comunitaria proprio per visitare la prima “zona franca industriale di esportazione” realizzata al mondo, ossia la Shannon Free Trade Zone istituita nel 1959, la quale successivamente alla prima visita di un leader cinese, Jiang Zemin nel 1980, è servita da modello per il successo delle zone economiche speciali nella Cina meridionale, le quali hanno contribuito ad alimentare la riforma economico–commerciale cominciata proprio negli anni ’80. Le Free Zone cinesi rappresentano oggi, dunque, un esempio di eccellenza a livello globale e fungono da punto di riferimento e spunto per tutti quei paesi che vogliono realizzarle nel loro interno. Un altro esempio di eccellenza può essere considerata l’esperienza delle Zes in Polonia.
In Polonia le Zes attualmente attive sul territorio nazionale sono 14. Gli imprenditori che vi insediano la loro l’attività in esse possono ottenere aiuti pubblici consistenti e per poter beneficiare dell’esonero fiscale previsto dalla legge polacca il valore dell’investimento non può essere inferiore a € 100.000; sia l’investimento che i posti di lavoro creati devono essere mantenuti per almeno 5 anni per quanto riguarda le aziende di grandi dimensioni mentre per le PMI il vincolo è di 3 anni. Il motivo principale della creazione delle ZES era il fatto che la Polonia era economicamente come un paese in via di sviluppo, aveva quindi bisogno di capitali, tecnologie e infrastrutture per accorciare le distanze con i paesi maggiormente industrializzati. Istituite con la Legge del 20 ottobre 1994, le parole chiave contenute in esse sono: sviluppo, incremento e concorrenzialità, di fatto le parole chiave di tutte le Zes sparse nei cinque continenti. La loro durata inizialmente prevista fino al 2017 è stata prorogata dai Decreti governativi varati nell’estate del 2013 fino al 31 dicembre 2026 a conferma degli enormi vantaggi che rivestono per l’economia polacca.
Vantaggi importanti anche e soprattutto per coloro che investono nelle Zes polacche: se facciamo un’analisi di rischio paese viene fuori che la Polonia è un paese economicamente, finanziariamente e politicamente stabile (il premier Donald Tusk, eletto nel 2007, è stato riconfermato nel 2011) ha una popolazione di circa 38 533 789 abitanti, con un ISU (indice di sviluppo umano) pari a 0.821, dal 1999 è membro NATO e dal 2004 UE. La crescita del Pil è del 2% circa, la disoccupazione è del 10.1%, la percentuale di laureati in relazione alla popolazione nel 2011 era del 24% e gli accessi ad internet pari a 649 ogni 1000 abitanti. Un quadro quindi interessante e stabile a cui si affiancano le agevolazioni statali, i bassi costi di produzione e distribuzione, il facile l’accesso ai mercati europei, tutti incentivi fondamentali per chi investe. Inoltre l’imprenditore che decide di fare impresa nelle Zes polacche può usufruire di un lotto di terreno preparato per l’investimento a prezzi vantaggiosi, consulenza gratuita nell’adempimento di tutte le formalità burocratiche, esonero dall’imposta sugli immobili, sgravi per i dazi doganali (per i paesi extracomunitari), incentivi per l’assunzione di nuovo personale.
Alcune Zes si sono specializzate nell’attrazione di specifici investimenti di settore, ad esempio quella di Katowice nel comparto automobilistico, quella di Pomorze nel settore elettronico, attirando l’investimento anche di colossi multinazionali di importanza globale. Ogni Zes si gestisce autonomamente attraverso una sua autorità che prende le decisioni operative ed organizzative in ordine agli investimenti da realizzare e alle attività da incentivare. In questo contesto da segnalare anche la presenza a Varsavia dell’Agenzia per gli investimenti esteri che ha contabilizzato tra il 2005 e il 2012 un’attrazione di circa 170 miliardi di euro piazzando la Polonia al 3° posto per attrattività dopo Cina e Usa. La Polonia ha superato (anche grazie a questi strumenti) in maniera egregia gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha danneggiato l’economia mondiale negli ultimi anni. Una ricetta economica quindi vincente, in cui le Zes fanno la loro parte in maniera determinante.
A livello mondiale le circa 2700 Free Zone (di varie tipologie e denominazioni) sono sparse nei cinque continenti e contribuiscono a loro modo ad incentivare economicamente e socialmente i territori che le ospitano, come proprio l’esempio polacco ci dimostra. Sicuramente un limite all’interno dell’UE è costituito dal vincolo che gli incentivi erogati in una ZES non debbano configurarsi come aiuti di stato. Ciò dal punto di vista teorico riduce molto le possibilità concrete di azione, anche se come ad esempio è successo nel caso Alitalia la politica riesce in qualche modo a superare i vincoli burocratici imposti dall’UE e ciò che in teoria avrebbe dovuto essere un aiuto di stato nei non è stato considerato come tale e quindi è stato realizzato. Rimangono quindi ampi margini per la contrattazione di natura politica che rendono fattibili le ZES anche all’interno dell’Unione Europea. In conclusione, sarebbero un’esperienza valida e da incentivare anche nel nostro paese come strumento in più per poter risalire la china dopo anni di crisi economica e conseguente recessione, in modo da dare sviluppo soprattutto a zone particolarmente depresse del nostro territorio nazionale.
martedì 17 giugno 2014
Orizzonti Cina Numero di Aprile
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Bentornati alla newsletter OrizzonteCina (ISSN 2280-8035). Il numero di aprile tratta di:
• La Cina si globalizza sui mari
• La sfida marittima tra Usa e Cina • Come cambiano gli investimenti esteri in Cina • Marketing in Cina: una prospettiva culturale • Se il Partito comunista cinese studia Tocqueville • Le aziende italiane e la nuova Free trade zone di Shanghai. Intervista a Giovanni Pisacane Buona lettura! » Numeri precedenti | |
sabato 31 maggio 2014
Ambassador Series: His Excellency Nguyen Hoang Long
The Ambassador Series is an initiative developed by Ce.S.I. - Centre for International Studies. The Series aims to give university students the chance to expand their understanding of current political affairs through a series of debates with some of the most distinguished foreign representatives in Italy. The initiative stems from the desire to introduce aplatform for debate with, and among, professionals of international politics as a formative experience in the professional and intellectual development of a new generation of International Relations thinkers.
The Ambassadors involved will be asked to share their views with the audience on high profile, pre-arranged topics and answer questions that will fuel the debate. Meetings will be held according to Chatham House rules (confidentiality).The Ambassador Series is a tool to stimulate and enrich the understanding of those who are eager and curious enough to go beyond the over-simplifications and superficialities of present-day international affairs reporting.
Ce.S.I. is proud to host H.E. Nguyen Hoang Long, Ambassador to Italy of the Socialist Republic of Vietnam.
Ce.S.I. is proud to host H.E. Nguyen Hoang Long, Ambassador to Italy of the Socialist Republic of Vietnam.
Tuesday, 3rd June 2014, 18.00 - 19.30
Ce.S.I. Conference Room
There will be a limited number of participants.
Ce.S.I. Conference Room
There will be a limited number of participants.
lunedì 5 maggio 2014
Minoranze: un nuovo ciclo alla cattedra di Geografia Politica ed Economica Università La Sapienza
Lunedì 5 maggio 2014 s’inaugurerà il nuovo ciclo di seminari frutto della sinergia tra l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e la Cattedra di Geografia Politica ed Economica del Dipartimento di Scienze Politiche (DiSPo) dell’Università Sapienza di Roma.
Lezioni di metodo geografico e geopolitico – questo il titolo del ciclo seminariale – è pensato per fornire a studenti, studiosi e cultori occasioni di approfondimento metodologico, così da rafforzare lo statuto scientifico della geografia politico-economica e della geopolitica.
Il primo appuntamento, previsto per lunedì 5 maggio 2014 alle ore 10.00 presso la Sala delle Lauree della Facoltà ex Scienze Politiche della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5, Roma), sarà su Studiare le minoranze. La discussione verterà in particolare sulla recente opera, edita dalla Oxford University Press,Multiculturalism and Minority Rights in the Arab World, curato da Will Kymlicka e Eva Pföstl.
L’opera collettanea combina le scienze sociali e la teoria politica normativa, attingendo a una vasta gamma di discipline pur mantenendo un chiaro fuoco sull’obiettivo normativo di creare forme più giuste di cittadinanza inclusiva. Il tema è strettamente attuale: la “Primavera Araba” ha rappresentato il titolo di punta nei media per due anni, e la sorte delle minoranze è una delle questioni principali. Gli autori includono tanto esperti locali quanto studiosi d’alto profilo internazionale. L’opera porta il caso arabo all’interno del dibattito globale sul multiculturalismo.
All’incontro parteciperanno uno dei curatori del volume, la Prof.ssa Eva Pföstl dell’Istituto San Pio V di Roma; il giurista Luigino Manca (Sapienza), il curatore de L’unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà nel Kazakhstan contemporaneo Dario Citati (IsAG), la giornalista Emanuela Irace (“L’Unità”), lo storico Daniele Scalea (IsAG) e i geografi Matteo Marconi (Università di Sassari) e Paolo Sellari (Sapienza).
La locandina col programma completo dell’incontro è disponibile in PDF cliccando qui.
L’evento è aperto anche al pubblico esterno all’ateneo. Per prendere parte all’incontro si prega di registrarsi tramite l’apposito formulario dei contatti.
giovedì 10 aprile 2014
Cambiamento climatico: campanelli d'allarme
(attenzione: traduzione automatica dalla lingua inglese. Testo originale Lingua inglese)
A Yokohama, in Giappone, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato il suo Rapporto del gruppo di lavoro II, incentrata sull'impatto del cambiamento climatico. La mossa è parte del processo di Quinto rapporto di valutazione che culminerà nella sessione formale 40esimo dell'IPCC nel mese di ottobre, che si terrà nella capitale danese, Copenaghen. In assenza di risultati notevoli da incontri dell'IPCC negli ultimi anni, le speranze sono alte che l'ultima relazione di valutazione, il primo dal 2007, in grado di fornire un impulso per un'azione coordinata. Le possibilità di questo sono bassi, tuttavia, a causa del continuo disaccordo su come il peso della riduzione dei gas serra deve essere distribuita.
L'incertezza e la gamma di possibili risultati di entrambi i modelli fisici ed economici hanno reso la discussione pubblica dei cambiamenti climatici difficile. Come risultato, dissenters da entrambe le estremità dello spettro è stata assegnata una voce sproporzionato. Le relazioni di valutazione dell'IPCC sono progettati per presentare una sintesi tradizionale della corrente comprensione del contesto fisico, sociale ed economico del cambiamento climatico e, in anni più recenti, di possibili strategie di adattamento.
Poco di nuovo da vedere
Anche se il rapporto pubblicato questa settimana sugli impatti del cambiamento climatico contiene molto materiale nuovo, in particolare in relazione agli oceani e l'agricoltura, il quadro fondamentale non è cambiata dopo la pubblicazione della prima relazione di valutazione nel 1990: il cambiamento climatico derivante da emissioni di gas serra indotto dall'uomo emissioni sta avvenendo e vi è un rischio significativo che il suo impatto sarà un grave danno per la società umana. Anche in scenari di impatto relativamente blande, il costo di adattamento è probabile che sia superiore al costo di abbattimento ragionevole.
Il messaggio da rapporti di valutazione successive è stata che ulteriori ricerche scientifiche è accorciando il periodo di tempo durante il quale il cambiamento climatico ci si aspetta, con discussione ora concentrando sull'impatto dei cambiamenti climatici durante vite attuali, piuttosto che quelli dei nostri nipoti. Inoltre, l'ultimo rapporto rileva l'impatto negativo che i cambiamenti climatici possono avere sulla stabilità politica sia all'interno dei paesi e nei loro rapporti con l'un l'altro.
Il peccato originale
Nonostante i quasi 25 anni siano passati da quando il primo rapporto, e nonostante una buona comprensione aver sviluppato di ciò che deve essere fatto per mantenere il rischio del cambiamento pericoloso a un livello basso, non vi è alcuna soluzione in vista sulla questione irta di come dividere il carico di azione. Mitigazione delle emissioni di gas serra è un esempio da manuale di quello che gli economisti chiamano un bene pubblico: i costi di fare qualcosa sono a carico di particolari individui o imprese, ma perché il clima è globale, i benefici sono equamente ricevuto da tutti.Tutti, dunque, avrebbe preferito che qualcun altro intraprendere misure di abbattimento costose, mentre essi stessi, di conseguenza, possono continuare a godere il reddito da attività inquinanti e non soffrono di un impatto negativo sul clima.
Il motivo principale per cui non vi è stata alcuna seria azione globale sul cambiamento climatico è che l'originale 1997 protocollo di Kyoto ha stabilito il principio che i paesi in via di sviluppo non hanno dovuto assumere impegni vincolanti. A quel tempo, le uniche regioni detenute da sviluppare sono stati del Nord America, Europa, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Paesi come la Corea del Sud, Iran, Singapore e Cina non hanno dovuto fare tali impegni, nonostante in alcuni casi, essere più grande o più ricco di quelli che ha fatto. Mancanza di lungimiranza dei negoziatori ha fatalmente compromesso l'efficacia del protocollo di Kyoto. Nel 1990, anno di riferimento del protocollo, i paesi con un obiettivo vincolante per il 59% delle emissioni (escluse le emissioni di utilizzazione del territorio, che sono difficili da misurare); entro il 2010 questa percentuale era scesa al 40% ed è ancora in calo.
La fortissima crescita della Cina e di altre economie emergenti grandi dal 1990 ha trasformato questa biforcazione in un grande blocco. I paesi ricchi non intervenire a meno che i grandi mercati emergenti anche farlo. Senza questo, non c'è speranza di evitare pericolosi cambiamenti climatici; un attaccante-punto è che i paesi ricchi sono ansiosi di assicurarsi che essi non ripongono la loro società in una situazione di svantaggio competitivo. Al contrario, la Cina e altre economie emergenti non abbandonare il principio che essi non devono assumere impegni vincolanti, anche se negli ultimi anni sono stati fatti diversi gradi di impegni volontari.
Angeli accidentale
Nonostante i progressi delle principali politiche-tali di abbattimento come sistemi di scambio delle emissioni e standard dei veicoli rigorosi nell'UE, in Australia e lo stato della California, Stati Uniti-ha, nella migliore delle ipotesi, state procedendo in maniera stop-start, un certo numero di paesi sono ancora probabile per soddisfare i loro obiettivi di Kyoto. La recente recessione in Europa e negli Stati Uniti ha ridotto l'attività economica e quindi le emissioni. L'avvento di gas di scisto ha ridotto ulteriormente le emissioni negli Stati Uniti, come la combustione del gas naturale ha circa la metà dell'impatto climatico-cambio di carbone, che è stato soppiantando nella produzione di energia. Il crollo della produttività delle industrie inquinanti nei primi anni 1990 nella ex Unione Sovietica significa che questi paesi sarà facile raggiungere i loro obiettivi (un fondente che ha portato all'uso del termine "aria calda" per descrivere le riduzioni della Russia). Nel caso dell'Australia, le variazioni del tasso di liquidazione dei nuovi terreni agricoli sarà il fattore principale nel raggiungere l'obiettivo. Al contrario, le emissioni del Giappone sono molto più alti del previsto, a causa della chiusura della sua capacità nucleare dopo l'incidente nucleare di Fukushima nel 2011.
Miglioramenti dell'efficienza energetica nei veicoli e nell'industria, spinti dai prezzi elevati dell'energia e più severe norme di efficienza del carburante, hanno giocato un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni. Questi fattori sono la ragione principale per l'ottimismo nei confronti della Cina, che è ora il più grande contributore alle emissioni annuali. L'economia cinese utilizza circa sei volte più energia di quella del Giappone per produrre una data unità di produzione economica, per cui vi è abbondanza di spazio per il risparmio energetico e riduzione delle emissioni associate.Inoltre, molti di questi saranno disponibili a basso costo e sono coerenti con altri obiettivi politici cinesi, come il miglioramento della qualità dell'aria e l'aumento dei prezzi di utilità. La crescita dei consumi di carbone della Cina dovrebbe rallentare in modo significativo, provocando la crescita delle emissioni diminuirà ulteriormente.Nonostante questo, però, le emissioni della Cina continuerà ad aumentare, anche se a un ritmo più lento.
Il rapporto IPCC sottolinea l'importanza di garantire un accordo globale nel 2015, nonostante la tensione persistente tra le economie sviluppate, dove le emissioni sono state concentrate storicamente, e le economie emergenti, dove la crescita attuale delle emissioni è più forte. Politiche a livello nazionale significa che la crescita delle emissioni nelle economie grandi mercati emergenti dovrebbe rallentare, ma la decelerazione possono essere solo modesti. È necessario significativa la volontà politica di rispettare il punto di riferimento generalmente accettato di limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius, anche se questo obiettivo è oggi probabilmente irraggiungibile. Anche se dovrebbero essere seriamente allarmati, i leader mondiali sono improbabili a reagire alla nuova relazione con qualsiasi nuova azione. Molto poggia quindi sulla Conferenza 2015 delle Parti sul cambiamento climatico a Parigi. In caso di mancata lì a fissare un quadro politico adeguato memorizza fino problemi per gli anni a venire.
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